Titolo

News

Leggi tutte le ultime novità

 
Formazione
08/06/2019
La finanza sostenibile

Quando si sente parlare di finanza la prima cosa che viene in mente (oltre al desiderio di cambiare argomento) è il profitto oppure i soldi. Difficilmente vengono accostati aspetti positivi a questa parola, anzi quasi sempre la finanza è vista come qualcosa di fortemente negativo, da cui è meglio scappare anche perché, in verità, la materia non è tra le più conosciute.

Le tristi vicende legate ai bond argentini, al crack di Cirio e Parmalat o, più recentemente, alle obbligazioni subordinate di quelle banche italiane poi andate a gambe all’aria, hanno lasciato il segno tra i risparmiatori e non hanno di certo aiutato a familiarizzare e socializzare con il mondo della finanza.

Tuttavia, a ben guardare, oltre alla finanza “cattiva”, della quale abbiamo ora menzionato soltanto alcuni tra la miriade di esempi possibili, vi è anche una bella fetta della finanza che può (e deve) essere considerata “buona”.

Da qualche tempo (per fortuna) si parla sempre più di finanza sostenibile, ovvero di quella finanza che mira a cambiare in meglio il mondo, spostando le risorse verso le attività responsabili nei confronti del pianeta e delle persone.

In quest’ambito ricoprono un ruolo di primaria importanza gli investimenti sostenibili e responsabili che tendono a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso, specialmente con riguardo all’ambiente, al sociale e al buon governo.

I fondi etici a livello globale valgono qualcosa come 23 miliardi di dollari, crescono ad un ritmo annuo del 12%, e la loro peculiarità riguarda il tipo di imprese che hanno “in pancia” alle quali sono destinate le risorse raccolte. Queste aziende, infatti, sono selezionate secondo criteri sociali, ambientali e di buona gestione e sono escluse, quindi, quelle operanti in settori considerati dannosi per la società.

Anche in Italia i fondi etici iniziano a ricevere la dovuta attenzione sia da parte degli operatori finanziari sia da parte dei risparmiatori e i risultati si vedono: il trend delle masse movimentate nel comparto continua a crescere di anno in anno e gli asset raggiunti sono notevoli.

Attualmente in Italia gli operatori finanziari che offrono anche fondi etici sono una trentina e sono collegati, quasi tutti, a banche e istituti di credito.

Tuttavia, dato che la sostenibilità sta diventando di moda, onde evitare di incappare in fondi etici che in realtà tutto sono tranne che etici, è buona norma leggere attentamente i prospetti informativi che obbligatoriamente l’operatore mette a disposizione della clientela. Questi devono contenere precisi riferimenti alla sostenibilità e devono essere chiari i criteri di esclusione e di inclusione delle aziende (che compaiono poi nelle rendicontazioni annuali dei fondi).

CONTATTI: terzosettore@iccrea.bcc.it